La violenza del 1561 non terminò con l’uccisione e l’arresto degli abitanti. I sopravvissuti furono obbligati ad abiurare, cioè a rinunciare pubblicamente alla fede valdese.
Negli anni successivi la vita della comunità venne sottoposta a controlli. Le riunioni private erano vietate e alcune porte delle abitazioni furono dotate di piccoli sportelli apribili dall’esterno. Attraverso questi spioncini era possibile controllare ciò che avveniva dentro le case.
La religione valdese scomparve così dalla vita pubblica di Guardia, ma non ogni traccia della comunità che l’aveva praticata.
Sopravvissero la lingua occitana, alcuni cognomi, l’arte tessile, l’abito tradizionale e numerose consuetudini familiari. Ciò che non poteva più essere professato apertamente continuò, almeno in parte, attraverso le parole e i gesti quotidiani.
La storia di Guardia non è quindi soltanto quella di una comunità perseguitata. È anche la storia di una cultura che, nonostante la repressione, riuscì a lasciare tracce profonde nella memoria del paese.